Workshop 2
ore 15,00I care: alimentare la sete di conoscenza
Si deve dar ragione al sonetto di De Quevedo che tanto emozionava e impressionava Anna Maria Ortese? “Ehi, della vita! Nessuno risponde?”.
Ove si volge l’occhio e l’orecchio, tutto è una contrizione, un momento dolente, un crollare, un franare del mondo retto dalla ragione e dal diritto, come di recente osservato da un giornalista storico (Joachim Fest). Dunque? Ehi, della vita! Gente! Non siamo qui per compiangere o per inaridire l’occhio in un cinismo aspramente conquistato.
Don Milani, quarant’anni fa, scriveva sulla sua scuoletta di Barbiana per i bambini rifiutati: “I care”. I care, I will sono parole medesime, nel senso: mi sta a cuore, mi interessa occuparmene, facciamolo. Dai rifiutati del piccolo mondo di Don Milani, ai reietti in India, Africa, Mondo Arabo, Asia, Guinea, Romania, ecc., dei paesi genericamente detti “in via di sviluppo”, ecco a grandi tratti la seconda piaga illustrata dopo quella della fame: oltraggiosa, scandalosa, multiforme, profonda e materiale a misura di quella, soprattutto verso le bambine. Rigettate agli inferi, milioni di bambine e adolescenti sono abusate, mutilate, schiavizzate, tenute lontano dal diritto all’istruzione e all’educazione.
Come sappiamo, non solo la fame, la sete, la malattia annientano l’esistenza dei bambini, ma anche la negazione del cibo culturale e, prima di tutto, dell’ufficio educativo della scuola. E tuttavia entriamo in un campo in cui gli elementi di giudizio si complicano, poiché si fanno incontro resistenze di tipo diverso che dipendono dall’enorme differenza dei popoli della Terra: confini di genere, barriere di tipo sociale, sessuale, irreversibilmente fissate sin dall’infanzia, dall’adolescenza in società inclini a non abbandonare modelli chiusi, ideali dottrinari.
Sono questi i lacci della camicia di forza in cui cadono le vite non libere di fanciulle che sono state bambine e che non hanno possibilità di cambiare il loro modo di essere donne come madri.
In breve, tutti i popoli posseggono nel loro lessico termini come istruzione, scuola, cultura; ma tuttora intendono cose molto diverse e lungi dallo sfociare in una visione omogenea dell’ufficio dell’istruzione. Sicché l’essenza di un modo comune di intenderne la necessità fra tutti gli esseri umani egualmente, richiede di attingere energia, anzi di assumere le espressioni “I care” e “I will” come obbligo: linguaggio di chi chiede e di chi accetta di mettersi al lavoro. Occorre dedicarvisi con accanimento.
Sono state invitate le seguenti personalità:
Presidente
Mehr Khan Williams
(Pakistan) Esperta di diritti dei bambini, ha lavorato per trent'anni alle Nazioni Unite. Nel 2004 è stata designata dal Segretario Generale ONU alla carica di vice-Alto Commissario per i diritti umani. Mehr Khan Williams ha operato a lungo per l'UNICEF in posizioni dirigenziali a New York, Firenze e Bangkok, e come direttrice del Centro Informazioni ONU di Sidney. Ha scritto estesamente sulla stampa internazionale in materia di diritti umani e sviluppo. Il suo interesse è rivolto soprattutto al diritto all'educazione e alla scolarità per le bambine.
Tutor
Giorgio Bernini
(Italia) Avvocato; Professore ordinario di Diritto dell'Università di Bologna; LL.M., S.J.D., Michigan Law School; Presidente della Commissione ONU sull'arbitrato internazionale; Special Counsel, Studio Bernini associato a Baker & McKenzie. È stato Ministro del Commercio con l'Estero, deputato al Parlamento e componente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. È autore di numerosi trattati, monografie e articoli su temi giuridici ed economici.

Panel
José Antonio Abreu
(Venezuela) Professore esecutore e Maestro compositore, nel 1975 ha fondato l’Orchestra giovanile del Venezuela “Simòn Bolivar” diventandone il Direttore titolare. Dal successo di questa esperienza è nato il “Sistema Nazionale delle Orchestre Giovanili e Infantili del Venezuela”, un complesso di scuole musicali che coinvolge oggi 135.000 giovani provenienti per la maggior parte da ambienti poveri e disagiati.

Ranin Boulos
(Israele) Ventidue anni, è nata e cresciuta a Nevé Shalom/Wahat as-Salam, il villaggio creato congiuntamente per ebrei e arabi palestinesi, tutti cittadini di Israele. I membri del villaggio sono impegnati nel lavoro di educazione alla pace, all'uguaglianza e alla comprensione fra le due popolazioni.

Vicky Colbert
(Colombia) Insieme ad altri insegnanti colombiane delle regioni rurali, Vicky Colbert è la creatrice del modello Escuela Nueva (scuola nuova) che ha rivoluzionato l'educazione dei bambini svantaggiati in Colombia mediante un approccio più flessibile e relazioni più forti fra la scuola e la comunità. Iniziato nel 1975, sotto la Fondazione Escuela Nueva, il successo di questo modello è stato replicato in migliaia di scuole fino a diventare un movimento internazionale che coinvolge oggi 5 milioni di bambini in 14 paesi dell'America Latina.