Workshop 1
ore 9,00Attacco alla fame: interdipendenza degli obiettivi di sviluppo del millennio
Karl Popper e Konrad Lorenz – due vecchi colibrì con idee molto diverse sul presente e sull’umanità – si incontrarono una volta trovandosi d’accordo sul potere della volontà direzionale dell’uomo: la vita cerca un mondo migliore, ogni singolo essere tenta di trovare un mondo migliore “o almeno cerca di fermarsi o di nuotare più a lungo che può là dove il mondo è migliore”. Oltre a questo, condivisero insieme che: “Niente è già stato, e tutto è possibile”.
Affermazioni insolitamente ottimistiche se menzionate in apertura della prima seduta del convegno, dedicata a un problema, purtroppo, di datazione non recente e non di recente stanza sui tavoli dei decisori del mondo, quale è il problema dell’affamamento dei popoli della Terra (“idra dalle molte teste”, la chiama Jean Ziegler).
La prima tentazione, in un contesto come il presente, sarebbe proprio quella di cedere al corteo cupo di cifre, di nere statistiche sul fabbisogno alimentare in molte parti del mondo, spietatamente disatteso. Il che suonerebbe come un deludente resoconto dell’impegno con cui i paesi cooperano al progetto Onu di ridurre entro il 2015 la percentuale della morte mondiale per malnutrizione del 50%.
Il fatto che il risultato auspicato venga giudicato dai vertici delle Nazioni Unite quasi improbabile nei paesi più toccati dalla fame è segno tale da ridurre in forte imbarazzo ogni possibile simposio speranzoso sull’argomento.
Si pensi al caso emblematico del continente africano dove la minaccia della fame, della sete e della mortalità da AIDS raggiunge tutta la sua drammatica evidenza ed è all’origine di quel circolo vizioso che fa nascere sieropositivi e condanna alla povertà, alla marginalità e al contagio, negando prospettive di sviluppo e futuro a Paesi interi.
Non è un caso che l’Onu abbia ravvisato prioritariamente nella fame la piaga più vistosa che affligge l’umanità, da cui dipende l’estensione di tutti i mali conseguenti: minaccioso preannuncio dell’annichilimento della salute, motore di tante altre disperate degenerazioni.
Per quanto difficoltoso e non agevole da prescriversi come first Millennium Development Goal, ancora una volta si tratta di puro semplice dovere di scegliere di quale tipo di follia o bestialità evitare.
Ma se si fa ritorno ai due grandi vecchi che conversano davanti al caminetto, Popper e Lorenz, un altro punto in accordo è il seguente: la nostra volontà gioca una parte essenziale in tutta la storia.
La questione potrebbe essere dunque così posta: Madre Teresa ha detto che “Tutto dipende da queste parole: ‘Voglio’ o ‘Non voglio’. Nell’espressione ‘Voglio’ devo riconoscere tutta la mia energia.”
La volontà occupa un rango di rilievo nella formula approntata per enunciare i sette impegni fondamentali che costituiscono il Piano d’Azione del Vertice Mondiale sull’Alimentazione: “We will” (È nostra intenzione). Può essere un’impresa faticosa, è vero; ma anche un colpo di coda può bastare.
Sono state invitate le seguenti personalità:
Presidente
Sheila Sisulu
(Sud Africa) Vicedirettore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, il più grande organismo di aiuti umanitari al mondo, che distribuisce cibo a circa 90 milioni di persone all’anno in 80 paesi, tra cui 58 milioni di bambini. Nel 2006 più di 24 milioni di persone hanno beneficiato dei progetti di sviluppo del Programma Alimentare Mondiale. Sheila Sisulu è stata Ambasciatrice del Sud Africa negli Stati Uniti.

Panel
Max Finberg
(USA) Convinto sostenitore della lotta contro la fame nel mondo, è direttore dell’americana Alliance to End Hunger (Alleanza contro la Fame), una grande coalizione che si propone di coinvolgere diverse istituzioni per accrescere la volontà pubblica e porre fine alla fame nel mondo. “Alleanza contro la Fame” partecipa all’Alleanza internazionale delle Nazioni Unite contro la Fame in cui convergono gli sforzi di 94 Paesi.

Richard Jolly
(Regno Unito) Ricercatore alla City University di New York e co-direttore del Progetto di Storia Intellettuale delle Nazioni Unite. È speciale consigliere dell'amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, e artefice dell'acclamato Rapporto sullo Sviluppo Umano. Per 14 anni vice direttore esecutivo dei programmi dell'UNICEF, ha condotto gli sforzi diretti ad incrementare l'attenzione verso i fabbisogni dei bambini e delle donne nelle politiche economiche, secondo le linee guida enunciate nello studio "Per un aggiustamento dal volto umano".

Francis Kasasa
(Principato di Monaco) Console di Monaco in Sud Africa e Segretario Generale dell’Associazione Mondiale degli Amici dell’Infanzia (AMADE), organizzazione non governativa che difende i diritti dei bambini attraverso una rete di 16 affiliate nazionali in Asia, Africa, Sud America ed Europa. Fondata nel 1963 dalla Principessa Grace di Monaco, sostiene e sviluppa programmi di aiuto umanitario e promuove i diritti dell’infanzia a livello internazionale.

Adeline Lescanne
(Francia) Ventotto anni, agro-alimentarista francese, è il volto pubblico di Nutriset, la piccola azienda di famiglia, fondata dal padre, specializzata nella produzione di alimenti destinati alle popolazioni più colpite dalla fame. La fama di Nutriset è legata alla creazione di Plumpynut, un preparato altamente proteico, largamente utilizzato in Darfur e Nigeria per trattare i casi di malnutrizione acuta nei bambini. Adeline Lescanne ha condotto in prima persona gli sforzi per sviluppare una rete di produttori locali di Plumpynut in Nigeria, Congo e altri paesi d'Africa, nel tentativo di riconciliare obiettivi umanitari e metodi capitalistici.

Leonardo Palombi
(Italia) Responsabile scientifico di D.R.E.A.M. (Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition), un programma ad approccio globale avviato dalla Comunità di Sant’Egidio per curare l’AIDS e la malnutrizione in Africa. Il progetto ha una priorità, quella di fare giustizia, offrendo in Africa le stesse cure – e la stessa speranza - disponibili in Occidente per i malati di AIDS. Iniziato nel 2002 in Mozambico, DREAM si è ora esteso ad altri paesi africani, tra cui il Malawi.

Mary Shawa
(Malawi) Sottosegretario di Stato per la Nutrizione, l'HIV e l'AIDS del Malawi, uno dei paesi maggiormente colpiti dall'HIV/AIDS. La diffusione del virus tra la popolazione è accelerata dalla scarsa disponibilità di cibo. Attualmente sono circa 83.000 i bambini ammalati di AIDS in Malawi, e 900.000 i bambini orfani che hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’AIDS. Mary Shawa lavora per il Governo da 30 anni.

Massimo Urbani
(Italia) Medico con lunga esperienza nella cooperazione internazionale, è tra i pochissimi occidentali ad essere entrati in Corea del Nord, un angolo di mondo poco illuminato dove nella seconda metà degli anni ‘90 la penuria alimentare causò la morte di tre milioni di persone. Da oltre 10 anni Massimo Urbani risiede a Pyongyang con la moglie Azar, per aiutare il Paese a reinserirsi nella comunità internazionale e dal 2002 è coordinatore residente della Cooperazione Italiana – Repubblica Democratica Popolare di Corea.