Tre sfide decisive per il pianeta Terra s’incrociano
all’orizzonte e condizionano le traiettorie dello
sviluppo mondiale: il soddisfacimento del bisogno di
un’energia a buon mercato, più pulita nei processi,
nei prodotti e nei sistemi di utilizzazione; una crescita
economica accelerata dei Paesi in via di sviluppo
dentro una cornice di libertà democratiche e di
autodeterminazione dei popoli; la sostenibilità
ambientale come valore dell’eco-efficienza dei
sistemi Paese.
Il petrolio non è solamente una risorsa ma uno
strumento politico ed economico, è l’anima
dell’impero, condiziona le scelte geopolitiche,
determina equilibri, genera conflitti. Esso continuerà
ad essere il fattore critico delle relazioni
internazionali: se nel prossimo decennio la
produzione mondiale di greggio raggiungesse il
picco massimo, lo sviluppo industriale si troverebbe
di fronte a serie sfide.
Le limitazioni alla disponibilità di greggio e di gas
naturale in alcune regioni, la conseguente escalation
dei prezzi, la graduale diminuzione della capacità di
produzione convenzionale, avranno un forte impatto
sugli scenari politici regionali. Quando le forniture
petrolifere si ridurranno, conflitti locali e regionali nei
paesi produttori di petrolio, dal Venezuela alla
Nigeria, dal Golfo Persico all’Iraq, produrranno come
conseguenza volatilità ed un nuovo incremento dei
prezzi.
La perdurante destabilizzazione del teatro
mediorientale, dove si trova il 65% delle riserve
globali di greggio convenzionale, condiziona lo
sviluppo occidentale e mette in pericolo la stessa
capacità dei paesi in via di sviluppo importatori di
energia di raggiungere tassi di crescita adeguati per
uscire dallo stato di povertà.
La diminuzione delle disponibilità di petrolio e, in
misura inferiore, di gas naturale coincideranno nel
lungo periodo con l’impatto potenzialmente
pericoloso per il surriscaldamento dell’atmosfera
terrestre di un aumento delle emissioni di diossido di
carbonio.
Si pongono gravi domande sull’incidenza che un uso
crescente del carbone avrà sull’emissione di CO2,
soprattutto da parte della Cina, degli Stati Uniti e
dell’India, che sono i maggiori utilizzatori di carbone.
La restrizione a lungo termine nella fornitura di
combustibili fossili liquidi e i vincoli ambientali sull’uso
del carbone, solleveranno ulteriori domande circa la
tempestiva disponibilità di fonti energetiche
alternative e i loro prezzi.
Il prossimo quarto di secolo determinerà la direzione
intrapresa dalle maggiori economie globali per
risolvere la questione energetica: ad esse spetta
l’arduo compito di rispondere all’inevitabile declino
del fossile liquido e all’individuazione di carburanti
alternativi.
Scelte irrinviabili sono all’ordine del giorno. È
necessario e urgente creare un nuovo ponte di
dialogo tra esperti e decisori, tra concezioni
tecniche, politiche e filosofiche, per fissare obiettivi
generali di uno sviluppo energetico a prezzi
ragionevoli, a basso impatto ambientale, rispettoso
delle ragioni e degli interessi dei popoli dei paesi
produttori.
Rileggendo criticamente la politica energetica
internazionale sotto l’ottica del fabbisogno reale e
degli interessi dell’economia globale, autorità
dell’energia, scienziati, esperti, uomini di libero
pensiero di tutto il mondo si incontreranno a Rimini
per sottoscrivere un Protocollo fondamentale di
proposta e d’intesa, rivolto sia ai consumatori di
energia, sia ai paesi produttori.
L’intento è quello di sconfiggere le sirene
dell’apocalisse energetica, di conciliare il fabbisogno
di sicurezza dell’approvvigionamento del petrolio dei
paesi consumatori con quello dei paesi produttori; di
fornire suggestioni condivise sulla necessità di una
risposta globale e a lungo termine di investimenti
nelle fonti energetiche alternative; di conciliare il ruolo
dei meccanismi di mercato con quello del governo
dell’efficienza energetica, e di ridurre le tensioni
politiche internazionali nelle aree del mondo più
direttamente coinvolte nella produzione di petrolio.